Scenario

Rispetto del benessere animale

Scenario

Il 98,5% delle produzioni agroalimentari in 176 Paesi del Mondo è di scadente qualità in termini di genuinità, considerato l’impiego sistematico di fertilizzanti chimici, pesticidi e farmaci per gli animali da reddito concentrati all’interno di insediamenti zootecnici sconnessi rispetto alle naturali pratiche agricole. L’offerta di prodotti naturali e biologici, è in netta crescita nel mondo di 7,8 milioni di ettari tra il 2014 e 2015. In Europa, nel 2015 il 76% delle superfici bio presenti nel Mediterraneo risultano distribuite tra Spagna, Italia e Francia.

Al 31 dicembre 2017 in Italia risultano inserite nel sistema di certificazione per l’agricoltura biologica 75.873 imprese, con un incremento rispetto al 2016 del 5,2%. Il posto dell’agricoltura biologica nel totale della superficie agricola utilizzata dei diversi paesi di quell’anno ha raggiunto la sua quota più alta con il 12%, seguita dalla Slovenia (9,0%) e dalla Grecia (8,4%).

 

(Dati Agenzia Nio 2017 “La Bio dans le monde” FIBL e dell’UE)

Ogni specie animale deve inoltre poter esprimere il proprio comportamento naturale, godendo di uno spazio minimo in proporzione alla terra disponibile, con adeguata libertà di movimento, spazi, dotazioni e ricoveri confortevoli.

Problema delle metodologie diffuse per le produzioni agroalimentari

 

Gli attuali metodi di coltivazione isolano le piante in serre o in filari massimizzati sul terreno e le spingono artificialmente allo sviluppo, modificando il terreno naturale, usando fertilizzanti sulle piante desiderate, diserbanti sulle piante ritenute dannose e pesticidi contro più piccole forme di vita animale ritenute potenzialmente dannose per le piante desiderate.

In ambito zootecnico, vengono praticate forme di allevamento con metodologie inadeguate (scollegate rispetto alle coltivazioni) che rendono frequente il ricorso all’uso di farmaci antibiotici e le condizioni di sovraffollamento negli attuali allevamenti rende necessaria l’istallazione di nastri trasportatori per la rimozione di feci ed urine che altrimenti provocherebbero loro problemi respiratori causati dalle esalazioni delle fermentazioni di cataboliti azotati e solfati.

Il risultato è quello di avere frutta, verdure e carni visivamente perfette, ma inconsistenti dal punto di vista del gusto e soprattutto con sempre minori quantità di elementi nutritivi, utili all’organismo, oltre che parzialmente tossiche per la salute umana (per la presenza di veleni occasionalmente non rilevati, non ancora proibiti o tollerati in basse dosi dalla legge). La terra e l’acqua si inquinano, la natura è devastata, il cibo è di pessima qualità.

Le nostre macchine hi-tech per l’agricoltura biologica e il pascolo libero degli animali sono brevettate, uniche al mondo e consentono di allevare al pascolo animali erbivori e insettivori tenendoli in appositi ricoveri mobili con una nuova, rivoluzionaria e virtuosa associazione simbiotica tra il pascolo e le produzioni biologiche.

Problema delle produzioni agroalimentari biologiche

 

I vigenti disciplinari biologici vietano la monocoltura prescrivendone l’obbligo di integrarla con altre pratiche agricole come la concimazione derivante da allevamenti biologici di animali. Le diffuse metodologie agricole praticate, pur se meccanizzate, fanno emergere la carenza di soluzioni che garantiscono produzioni agroalimentari ben distribuite sul territorio nazionale.

L’analisi dei dati sulle produzioni biologiche in Italia fa emergere che l’associazione simbiotica tra pratiche zootecniche e coltivazioni trova le sue principali criticità applicative frenando di fatto la forte domanda di conversione al biologico delle aziende, mancando una soluzione competitiva realmente applicabile per le coltivazioni esistenti.

Molti prodotti agroalimentari restano tagliati fuori dall’offerta biologica e quelli presenti sul mercato non sono alla portata per i consumatori essendo ancora troppo onerose le pratiche agricole operate impiegate nelle produzioni. I veri prodotti genuini restano fuori dalle filiere di commercializzazione e sono difficilmente reperibili da parte dei consumatore (uova pasturate, carni biologiche, etc).

Carico animale e prodotti certificabili BIO

 

 

Per le produzioni BIO il Regolamento (CE) N. 889/2008 impone:

 

  1. l’obbligo di alimentare gli animali con almeno il 60% di foraggi grossolani e freschi autoprodotti in azienda;
  2. il rispetto di estensioni standard di terreno per tipologia di animali per un’adeguata distribuzione di letame sul terreno che non faccia superare il limite massimo di 170 kg di azoto per ettaro/anno.

 

Le estensioni di terreno per specie di animale ammesse risultano:

 

  • 100 capi di coniglie riproduttrici per ettaro pari a 100 mq. a capo;
  • 680 conigli all’ingrasso per ettaro pari a 14,70 mq. a capo;
  • 230 galline ovaiole per ettaro, pari a 43,47 mq. a capo;
  • 580 polli da ingrasso per ettaro, pari a 17,24 mq. a capo;
  • 13,3 pecore o capre per ettaro, pari a 751,87 mq. a capo.